Estética del cine es una reflexión en la que destaca tanto la importancia del montaje y de la temporalidad cinematográfica, cuanto la diversidad de concepciones que afectan al séptimo arte. La existencia de un cine espectaculo y de un cine critico, la relacion entre la imagen cinematografica y la fotografia, la distancia entre el argumento y el significado, etc., son algunos de los temas sobre los que Pezzella funda su texto.
Gli autori considerati in questo libro si confrontano con la crisi radicale della cultura europea negli anni Venti e Trenta del Novecento, segnati dalla diffusione del fascismo come stato danimo e come ideologia. È un tempo sospeso, in cui ogni forma di pensiero e di arte e investita da quella che nei termini di Ernesto De Martino e una profonda apocalisse culturale. Per molti aspetti e possibile leggere nellinquietudine di quegli anni alcuni tratti affini al presente che stiamo vivendo.
Estetica del cine es una reflexión en la que destaca tanto la importancia del montaje y de la temporalidad cinematográfica, cuanto la diversidad de concepciones que afectan al septimo arte. La existencia de un cine espectaculo y de un cine critico, la relacion entre la imagen cinematografica y la fotografia, la distancia entre el argumento y el significado, etc., son algunos de los temas sobre los que Pezzella funda su texto.
Questo libro si interroga sul modo in cui alcuni scrittori e registi cinematografici hanno descritto il rapporto tra intellettuali e plebe a Napoli dal secondo dopoguerra a oggi e come esso si sia articolato in alcuni momenti decisivi della storia della citta. Il popolo o la classe dotati di soggettivita e unita, sorta di aristocrazia degli oppressi, sono stati sovente opposti alla plebe, considerata con disprezzo come un sottoproletariato manipolabile dal fascismo e dal populismo. Questa distinzione e troppo rigida. Il capitale produce simultaneamente, continuamente, lavoro salariato e plebe e determina una trasmigrazione continua tra le due condizioni, secondo la curva dominante del suo ciclo. Lesistenza dei senza voce e dei senza parte non e un accidente della storia, o una sua fase arretrata, destinata a svanire con lestensione universale del lavoro produttivo: come il capitale nelle piu diverse parti del mondo non puo fare a meno di ricorrere alla violenza per nulla estinta dellaccumulazione originaria, cosi crea strutturalmente lessere della plebe, lombra perturbante e minacciosa, in cui a ogni crisi minaccia di sprofondare anche il lavoratore piu qualificato. Il tempo che porta dalla plebe alla classe quindi non e lineare, ma curvilineo, regressivo e spezzato. Linespressivita miserabile se considerata come un dato di natura, come prossimita alla condizione animale non e che un mito: essa e prodotta dalla distruzione di codici simbolici preesistenti o di una soggettivita prima vitale. I senza voce hanno perso una parola che possedevano, sono stati espropriati della identita originaria, e non hanno accesso al linguaggio astratto della modernita capitalista.